
Il film peruano ” la Teta asustada” vince l’ edizione 2009 del Festival del Cinema di Berlino. E’ un film di diretto dalla regista Claudia Llosa con protagonista Magaly Solier.
Il film narra la storia di Fausta una ragazza a cui è appena morta la madre, vittima in passato di una violenza subita negli anni bui del terrorismo e dal quale ella è nata. La “Teta asusta” è la malattia di Fausta, la malattia della paura verso gli uomini, malattia che gli impedisce di relazionarsi con gli altri, e da cui dovrà guarire per trovare un lavoro e dare così una sepoltura dignitosa a sua madre .
Emozionante la premiazione a Berlino con Claudia Llosa che dedica la vittoria al suo Perù e Magaly Solier che dedica questo premio a sua madre.
Il film spero di poterlo vederlo presto per poter dar un mio giudizio su questa pellicola che in Perù ha trovato molti consenti ma anche qualche critica accusandolo di razzismo verso il popolo indigeno peruano.
Quello che non mi è piaciuto durante la premiazione è l’aver obbligato (da parte di un signore spagnolo apparso all’improvviso sul palco e che non sono riuscito a capire chi fosse) l’attrice Magaly Solier a cantare una canzone in quechua (probabilmente pianificata in precedenza per una possibile vittoria) quando lei aveva ultimato i suoi commossi ringraziamenti.
Bellissimo discorso in quechua (lingua originaria del Perù) seguito da un altrettanto bella canzone, ecco la traduzione:
“A tutte le donne, a tutte le donne de Perù e del mondo, a tutte dico loro di non aver paura di dire quello che sentono, siano come Fausta!
Quando ero piccola caddi e la mia mano si ruppe, e allora mi cantasti…
Cantiamo, cantiamo quello che è bello, cantiamo, nascondiamo il nostro dolore per dimenticarlo mamma mia, cantami mamma mia”
Veramente tutto molto bello per l’orgoglio peruano peccato che però la canzone in quechua non sia venuta dal cuore ma da qualcosa di preparato in precedenza.
Un altra nota dolente che devo segnalare è il vergognoso e offensivo titolo dato dal Corriere.it per annunciare la vittoria del film della Llosa. assolutamente inqualificabile.
Foto | FlickR






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